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venerdì, 28 Febbraio, 2025
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Coronavirus, parla la famiglia di Crotone bloccata sulla nave ai Caraibi: «Ci negano lo sbarco»

Domenica 23 febbraio, Maria Rita e Vittorio, coppia di professionisti crotonesi, con i figli Francesco, Alessandro, Virginia e un gruppo di parenti che vivono in Piemonte si sono imbarcati sulla MSC Meraviglia, dal porto di Miami per godersi una vacanza all’insegna del sole e del relax. Ma da quattro giorni, insieme ad altre 5000 persone provenienti da ogni angolo del mondo, tra cui diversi milanesi e pugliesi, sono “ostaggi” della nave da crociera che li avrebbe dovuti condurre tra le bellezze dell’Oceano Atlantico.
Martedì 25 febbraio, sarebbero dovuti attraccare a Ocho Rios, in Jamaica, ma, dopo che il comandante ha riferito di un caso di influenza tra uno dei membri dell’equipaggio, le autorità giamaicane hanno negato lo sbarco, temendo un contagio da coronavirus. La nave, dopo avere atteso in rada per quasi quattro ore, ha quindi proseguito per Georgetown, alle Isole Cayman, successiva tappa della crociera. Anche in questo caso, le autorità sanitarie hanno negato il permesso di sbarco ai passeggeri. Hanno, perciò, proseguito alla volta di Cozumel, in Messico: sarebbero dovuti attraccare, ieri sera, alle ore 22:30 (ora locale) ma l’attracco è stato rimandato per motivi legati al maltempo. Ci sono riusciti ieri mattina, alle ore 8 (ora locale), ma sono ancora in attesa degli ispettori sanitari per effettuare i controlli e concedere, eventualmente, lo sbarco.
«Quando siamo partiti la situazione era tranquilla, abbiamo passato tutti i controlli termosensoriali, soltanto in occasione del primo diniego, in Jamaica, siamo venuti a conoscenza dell’influenza di un membro dell’equipaggio», racconta Virginia, giovane avvocato, sottolineando, però, che è stato più volte assicurato che il filippino in questione è affetto da una semplice influenza di tipo A.
Nel frattempo, sono state annullate tutte le escursioni previste, in mattinata, sull’isola: le informazioni vengono comunicate ai passeggeri dal comandante, che finora non hanno mai visto.
«I negozi all’interno della nave sono chiusi, stiamo finendo l’acqua e la gente comincia ad innervosirsi: la situazione, che fino a ieri era più o meno serena, nelle ultime ore è diventata tesa tanto che, poco fa, ci sono state proteste e qualche tafferuglio», aggiunge la passeggera crotonese che attende di ricevere ulteriori informazioni, seduta con gli altri negli spazi comuni.

Eppure non è stato assunto nessun provvedimento limitativo della libertà di movimento sulla nave: l’equipaggio deterge continuamente gli spazi, spruzza obbligatoriamente amuchina sulle mani dei passeggeri prima di entrare nei luoghi pubblici, ma si continua a pranzare tutti insieme, ad andare in piscina e a teatro, seppur siano stati rimossi i libri dalla biblioteca.
«Siamo in un limbo, nessuno ci dice nulla, il comandante non si sente da ore e, al momento, le uniche informazioni le reperiamo su internet ma non corrispondono a verità», prosegue Virginia, accennando, con un sorriso tirato, ai giochi e ai balli con cui cercano di svagarsi e mantenere la calma, seppur in mattinata la situazione sia precipitata: l’equipaggio sembra essere impegnato esclusivamente a tenere sotto controllo la situazione per evitare confusione.
Il comandante ha annunciato che la nave resterà attraccata nel porto di Cozumel fino alle ore 22 (ora locale), in attesa degli ispettori sanitari. Frattanto, giungono offerte di rimborsi esorbitanti, uso gratuito di internet, ma Virginia e la sua famiglia, come tutti gli altri passeggeri, non vedono l’ora di poter toccare terra.
Riusciamo a comunicare con loro, a singhiozzo, tramite Whatsapp: proprio con un messaggio, verso le 13 (ora locale), Virginia ci avvisa: «i medici sono appena saliti a bordo. C’è tanta confusione e mancanza di comunicazione: noi non li vediamo, dagli annunci in filodiffusione abbiamo appreso che hanno deciso di fare controlli sanitari su determinati individui, pare su vari membri dell’equipaggio, non soltanto sul filippino, che potranno durare sino a 12 ore».
Frattanto, la nave da crociera rimane attraccata a Cozumel, in attesa dell’esito dei controlli. E ai passeggeri non resta che sperare nell’intervento del governo messicano per poter tornare a casa e ricordare questo “sequestro di persona” come una gag dell’animazione della nave da crociera. vanityfair.it

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