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venerdì, 4 Aprile, 2025
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Guzzi (Unilavoro Pmi): salari bassi in Italia e divario retributivo di genere

I salari reali in Italia sono inferiori di 8,7 punti rispetto a quelli del 2008. Lo si legge nel rapporto mondiale sui salari dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si preoccupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti con particolare riferimento a quelli riguardanti il lavoro in tutti i suoi aspetti). L’Italia, si legge, si conferma il fanalino di coda del G20 sul fronte salariale. Una condizione avversa che ci contraddistingue nel panorama internazionale, e che evidenzia un arretramento senza pari tra le economie avanzate ed emergenti. L’analisi evidenzia come l’Italia sia l’unico paese del G20 in cui i salari reali siano ancora sotto i livelli pre-crisi finanziaria del 2008. Infatti, si legge, anche se nel 2024 si è registrata una crescita salariale, questa non è stata sufficiente a recuperare le perdite accumulate negli anni di alta inflazione e crisi economiche successive. Un trend negativo e allarmante, che penalizza lavoratori e famiglie.

A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il quale affronta la complessa questione del divario retributivo di genere. In questo cataclisma generale, ad essere penalizzate sono sempre le donne. Il motivo è sempre lo stesso. Esse continuano ad essere sovrarappresentate nei lavori a bassa retribuzione con un divario di genere persistente. Nel 2018, si legge, nell’Unione Europea le donne hanno guadagnato il 14,8% in meno degli uomini, se si considera la retribuzione lorda oraria media. Le differenze più evidenti e più cospicue si osservano in Estonia, in Germania, nella Repubblica Ceca, in Austria, in Slovacchia. D’altra parte, evidenzia Guzzi, le minori differenze si registrano in Romania, in Lussemburgo, in Italia (nel 2017), e in Belgio. Il divario retributivo, continua l’imprenditore lametino, è legato a svariati fattori culturali, legali, sociali ed economici che vanno molto oltre la mera questione d’un uguale retribuzione per un uguale lavoro. Nel confronto sulla paga oraria delle diverse professioni, nel 2014 le donne hanno guadagnato in media meno degli uomini nell’Unione Europea in tutti i nove gruppi di professioni elencate: occupazioni elementari, lavoratori nei servizi e alla vendita, lavoratori nell’artigianato e in settori correlati, operatori e assemblatori nell’industria, impiegati, media, tecnici e professioni associate, professionisti, manager. Quest’ultima, la professione che ha registrato le differenze più ampie nella paga oraria.

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Le differenze minori si sono osservate invece nei lavori impiegatizi e per i lavoratori dei servizi e del commercio. Questo è accaduto in tutti gli stati membri, con poche eccezioni. Come ridurre il divario retributivo di genere? Sarebbe necessario, conclude Guzzi, redigere un nuovo e ambizioso piano d’azione in grado di favorire la crescita, l’innovazione ed una maggiore equità sul lavoro. Sarebbe opportuno, inoltre, rendere più chiari i processi di selezione. Fondamentali, e sicuramente risolutive, politiche interne aziendali volte all’inclusività e alla valorizzazione del personale.

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