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venerdì, 4 Aprile, 2025
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La tutela degli animali: percorso filosofico, scientifico e giuridico….di Catia Pulice

La tutela degli animali ha subito un’evoluzione significativa attraverso i secoli, influenzata, come noto, da concezioni filosofiche e sviluppi scientifici e giuridici. Dalle antiche riflessioni etiche, alle moderne scoperte, questo lunghissimo e complesso percorso ha portato a una crescente e sempre più profonda sensibilità sociale e legislativa. Le ragioni di questo cambiamento radicale sono facilmente intuibili. Dal punto di vista filosofico, si legge, quello dello status degli animali è una questione antica. Già i pensatori della scuola pitagorica, (e i trattati di Plutarco), sostenevano infatti un’alimentazione vegetariana. Oltre alla sobrietà della dieta, veniva evidenziata la purezza dello spirito. Erano, dunque presenti, il principio della compassione e il rifiuto della crudeltà. In questo lungo e complicatissimo percorso ci fu anche chi, come Cartesio, fece una netta distinzione tra la nostra e le altre specie, sottolineando le differenze tra res cogitans e res extensa. Secondo il filosofo infatti la res cogitans sarebbe stata prerogativa esclusiva degli esseri umani. Fu a partire dal XVIII secolo che si ebbe un rinnovamento radicale del pensiero. Si fece così strada la sensibilità sociale, politica e legislativa. Una trasformazione culturale imponente, che avanzò un nuovo pensiero, volto a riconoscere il valore morale del piacere e della felicità, e il disvalore del dolore e della sofferenza. Quel percorso di sensibilità crescente non fu solo filosofico. Fu incisivo anche il contributo scientifico.

La teoria dell’evoluzione di Darwin sottolineò una questione importante: il continuum di vita, nella cui dimensione pose, in modo indistinto, esseri umani e animali. La sua teoria, che fu impetuosa e determinante, accorciò le distanze tra l’essere umano e le altre specie, rendendo anche un più complesso, dal punto di vista scientifico, sostenere posizioni di superiorità dell’una verso le altre. Dopo Darwin cambiarono le prospettive: alcuni filosofi iniziarono a sostenere che l’appartenenza di specie non potesse essere considerato un criterio valido per la discriminazione e le diseguaglianze. Concetto significativo che consentì di portare la questione animale in ambito politico, e che diede vita all’animalismo. Peter Singer fu uno dei principali rappresentanti di questa filosofia. Il suo libro, “La liberazione animale”, pubblicato nel 1975, ebbe un obiettivo importante: dare un contributo alla fine della disumanità dell’uomo nei confronti degli animali. L’opera suscitò dibattiti destinati a prolungarsi negli anni. Si iniziò a discutere della possibilità di includere gli animali tra i soggetti morali. In tutto questo, Singer prese le mosse dalla tradizione utilitarista di Bentham, secondo la quale si doveva evitare di infliggere sofferenze a tutti gli esseri senzienti, tra i quali era doveroso collocare, senz’antro, anche gli animali.

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Un altro importante contributo fu dato da Tom Regan, filosofo, attivista e saggista statunitense. Egli riteneva che fosse dovere degli umani cambiare la percezione sugli animali, e la necessità che questi ultimi venissero identificati non più come oggetti, ma come creature dotate di una vita tutta loro. A dare un senso ancora più significativo alla questione, il Trattato di Lisbona, che prese una posizione netta relativa allo status giuridico degli animali. L’articolo 13, rese vincolante, a livello europeo, il riconoscimento della “senzienza” animale. Dopo di questo, tanti altri progressi che si sono snodati nel corso del tempo. Fino ai giorni nostri. Niente di eclatante e di risolutivo. Quello sugli animali continua ad essere un tema interdisciplinare che tocca questioni di carattere scientifico, etico, economico, religioso, culturale e commerciale. Nel prossimo articolo nuovi, essenziali approfondimenti, e l’intervista fatta qualche giorno fa ad un noto animalista italiano, saranno letti e discussi congiuntamente.
Catia Pulice

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