Oggi sono, esattamente, 40 anni dalla misteriosa scomparsa di Emanuela Orlandi. Erano circa le 19 del 22 Giugno 1983, quando la cittadina del Vaticano, all’epoca dei fatti 15enne, scomparve nel nulla dopo una lezione di flauto in una scuola di musica del centro di Roma. Nonostante i tanti anni passati, la famiglia della povera Emanuela, non ha ancora scoperto la verità su questa triste vicenda. Nel corso di questi lunghissimi 40 anni, non sono mancate le illazioni, le indagini, le piste che poi, almeno finora, si sono rivelate inefficaci.
Non vedendo rincasare la propria figlia, papà Ercole e il fratello Pietro iniziarono a cercarla presso la scuola di musica e nei dintorni, contattando la preside dell’istituto, che fornì ai familiari i recapiti telefonici di alcune compagne di corso di Emanuela. Nonostante il consiglio della preside di non allertare la polizia, Ercole decise di recarsi al Commissariato “Trevi”, in piazza del Collegio Romano, per denunciare la scomparsa della figlia. Denuncia che verrà formalizzata, poi, la mattina seguente, il 23 Giugno. Pochi giorni dopo la scomparsa, sia un agente di polizia sia un vigile urbano, dissero di aver notato una ragazza, molto simile ad Emanuela, salire a bordo di una Bmw verde, probabilmente il falso rappresentante Avon che, come affermato da Emanuela nell’ultima telefonata alla sorella, le avrebbe offerto un lavoro di volantinaggio per la suddetta azienda. Il 3 Luglio dello stesso anno, Papa Giovanni Paolo II, lanciò un appello, durante l’Angelus, a chiunque fosse responsabile del caso: tale messaggio, però, fu molto equivoco poiché, ai tempi, non si parlava di rapimento, dunque il Pontefice fu il primo a parlare di tale ipotesi. Due giorni più tardi, la prima pista veramente attendibile intrapresa dalle Forze dell’Ordine. ll 5 luglio, infatti, arrivò una chiamata alla sala stampa vaticana. All’altro capo del telefono un uomo con uno spiccato accento anglosassone (ribattezzato dalla stampa “l’Americano“), affermò di tenere in ostaggio Emanuela Orlandi, e richiese l’attivazione di una linea telefonica diretta con il Vaticano. Il motivo del rapimento era legato a Mehmet Ali Ağca, l’uomo che aveva sparato al Papa in Piazza San Pietro un paio di anni prima. I rapitori, affinché Emanuela fosse liberata, chiedevano la scarcerazione di Ağca entro e non oltre il 20 Luglio. Fu quindi ipotizzato che i responsabili del rapimento di Emanuela Orlandi fossero degli esponenti dei Lupi Grigi, un’organizzazione terroristica nazionalista turca di ispirazione neofascista, a cui lo stesso Ağca era affiliato.
L’11 Luglio 2005, giunse alla redazione del programma “Chi l’ha visto?” una telefonata anonima in cui si diceva che per risolvere il caso di Emanuela Orlandi era necessario andare a vedere chi è sepolto nella basilica di Sant’Apollinare e controllare “del favore che Renatino fece al cardinal Poletti”. Il defunto in questione era “Renatino” De Pedis, uno dei capi della Banda della Magliana. Solo nel 2006, l’inviata Raffaella Notariale, riuscì ad intercettare ed intervistare Sabrina Minardi, all’epoca dei fatti fidanzata con De Pedis. La Minardi affermò che era stato proprio De Pedis a rapire Emanuela Orlandi dichiarando inoltre di aver avuto lei stessa un ruolo nel nascondere la ragazza. La Minardi disse che la sera stessa del rapimento, lei e De Pedis si incontrarono in un parcheggio nel quartiere EUR dove arrivò una BMW verde (identica a quella su cui i due poliziotti videro salire Emanuela) guidata dall’autista di De Pedis, “Sergio” (possibile uomo della Avon e rapitore materiale di Emanuela), con a bordo la ragazza. Qui “Sergio” avrebbe consegnato Emanuela a De Pedis. Per farla breve, la Minardi raccontò che, dopo essere stata trasferita più volte nei giorni successivi al rapimento, aveva ricevuto da De Pedis l’incarico di prelevare la Orlandi ad un bar del Gianicolo e di accompagnarla al benzinaio del Vaticano in Viale delle Mura Aurelie, poco distante da Città del Vaticano: qui ad aspettarla trovò una Mercedes targata Città del Vaticano da cui scese un uomo «che sembrava un sacerdote» che la prese in consegna. La banda della Magliana, secondo le indagini, avrebbe rapito la Orlandi nell’ambito di un ricatto al Vaticano, reo di aver usato una loro ingente somma di denaro, presente nel Banco Ambrosiano, per finanziare le attività di Solidarność, un movimento molto attivo in Polonia, patria dell’allora Papa, per contrastare il comunismo dell’Unione Sovietica.
Nel 2012, a seguito del “VatiLeaks“, una fuga di documenti segreti del Vaticano, diffusi dall’allora maggiordomo di Benedetto XVI, si aprì un’altra pista. Il maggiordomo, infatti, riferì a Pietro Orlandi di aver visto sulla scrivania del segretario del Papa, un dossier intitolato “Rapporto Emanuela Orlandi“, ma di non essere riuscito a fotocopiarlo. Nel 2017, il giornalista Emiliano Fittipaldi, entrò in possesso di un documento, datato 28 Marzo 1998, denominato “Resoconto sommario delle spese sostenute dallo stato Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi“. Qui si legge che la Orlandi sarebbe stata trasferita e mantenuta dal Vaticano a Londra. Tra le spese sostenute tra il gennaio 1983 (sei mesi prima della scomparsa) e il luglio 1997 dalla Città del Vaticano (in totale di 483 milioni di lire), figurano spese volte al depistaggio delle indagini, spese per visite ginecologiche, vitto e alloggio presso un ostello londinese e, infine, l’ultima nota dell’elenco, datata luglio 1997, una spesa di circa 21mila lire per “attività generale e trasferimento presso Città del Vaticano con relativo disbrigo pratiche finali“, lasciando intendere una eventuale morte di Emanuela e relativo trasferimento della salma in Vaticano. L’autenticità di questo documento, venne più volte messa in dubbio per l’assenza di timbri ufficiali e per alcuni errori di scrittura come ad esempio la scritta “Sua Riverita Eccellenza” (mentre agli arcivescovi ci si riferisce con “Eccellenza Reverendissima“) e che la Orlandi veniva descritta come “cittadina” anziché “suddita”, come vengono definiti formalmente gli abitanti del Vaticano. Una recente testimonianza di un’amica di Emanuela, afferma che il Vaticano avrebbe fatto sparire Emanuela poiché, durante una dei suoi soliti giri nei Giardini Vaticani, la giovane Orlandi sarebbe stata avvicinata da “una figura molto vicina al Papa“: dunque per insabbiare questo possibile scandalo, il Vaticano avrebbe deciso di passare alle “maniere forti“. Ciò che è certo è che, nonostante tutto questo tempo, la famiglia Orlandi non ha mai perso le speranze e spera, un giorno, di ritrovare la cara Emanuela.
Giuseppe Notarianni