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giovedì, 3 Aprile, 2025
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Sondaggio di Unilavoro Pmi di Catanzaro: le preoccupazioni più evidenti sono la crisi economica e l’inflazione

Il 2022, per usare un eufemismo, non è stato certo un grande spettacolo. E dal 2023 non ci si aspettano grandi cose e grandi cambiamenti. Queste, in estrema sintesi, le riflessioni tratte dall’ultimo sondaggio realizzato da Unilavoro Pmi di Catanzaro. “I cittadini, i lavoratori, gli studenti e gli imprenditori a cui ci siamo rivolti – evidenzia Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi- hanno espresso, con grande onestà ed estremo coinvolgimento, le loro visioni. Giudizi immediati e diretti, che hanno tracciato un quadro delle loro condizioni e dei loro disagi. Economici e sociali”.

Ma quali sono le preoccupazioni che caratterizzano maggiormente il sentimento negativo degli intervistati? Al primo posto stanno di gran lunga la crisi economica e l’inflazione. Quando parliamo di inflazione? Il termine inflazione, precisa Guzzi, deriva dal latino “inflare”, che significa accrescere, gonfiare, elevare. Infatti, quando c’è inflazione i prezzi si gonfiano ed i beni di uso quotidiano, dai generi alimentari a quelli energetici, diventano sempre più cari. “Si ha inflazione, continua Guzzi, quando si registra un rincaro di ampia portata, che non si limita a singole voci di spesa. Questo significa che con un euro si possono acquistare oggi meno beni e servizi rispetto al passato. In altre parole, l’inflazione riduce il valore della moneta nel tempo. L’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie. Tutto questo, sottolinea Guzzi, è stato delineato, in termini molto semplici, ai meno dotti, e quindi soprattutto ai giovani studenti, in modo che avessero la possibilità di comprenderne il pieno senso, ed essere poi in grado di fornire le loro riflessioni in merito alla questione. A questo punto, le loro risposte hanno trovato riscontro in un’unica risposta. Per la maggior parte, l’inflazione impatterà, in maniera preoccupante, su tutto. Hanno compreso, come tutti, che non è un buon periodo per l’economia. In particolar modo per il mercato del lavoro”.

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Gli anni del covid, ha sottolineato un giovane imprenditore, ha indebolito il Paese e, nonostante gli interventi e i finanziamenti offerti dall’Europa, la “resilienza” appare sempre più difficile e complicata. Dello stesso avviso un altro imprenditore per il quale la ripresa fatica a ripartire. E’ proprio così, sottolinea Guzzi: “Si profila un percorso di rientro dell’inflazione piuttosto lungo”. Ma l’Italia non è l’unico paese che sta facendo i conti con un tasso di inflazione galoppante. Lo scenario internazionale resta caratterizzato da un elevato grado di paura e di incertezza e da rischi al ribasso. Lo afferma l’Istat nella Nota sull’Andamento dell’Economia Italiana di febbraio, sottolineando che “si inizia a profilare un percorso di rientro dell’inflazione più lungo di quanto inizialmente previsto”. Gli esperti, conclude Guzzi, concordano però sulla possibilità che l’inflazione rallenti, ma, si legge, ci sono diversi rischi in agguato e ci vorrà tempo prima che scenda ai target fissati.

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