Nelle intenzioni di Jole Santelli e del regista Gabriele Muccino il cortometraggio “Calabria Terra mia” sarebbe stato un veicolo di promozione del territorio, facendo venire voglia di visitare la nostra regione a chi lo avesse visto. Ma evidentemente la recitazione di Raoul Bova e Rocio Morales non ha convinto per primi neanche gli stessi attori. Altro che metodo Stanislavskij: i divi – che già si erano applicati poco tra congiuntivi sbagliati, bagni in acque fosforescenti ritoccate al digitale e catcalling da parte di rustici oriundi con la coppola – fuori da quell’imbarazzante set non sembrano gradire davvero le bellezze della Calabria delle quali sono stati testimonial. L’attore, reduce dal successo della fiction di Canale 5 “Buongiorno mamma”, anziché venire in vacanza nelle lande calabresi sembra preferire un buen ritiro nel borgo lacustre di Varco Sabino, dove da anni possiede un’amena casetta. A ricordare il suo legame con il Lazio e l’Italia centrale è il Corriere dell’Umbria, che dedica a Bova un lungo articolo in seguito alla notizia che ci sarà anche lui nella prossima stagione di don Matteo (una prima inquietante indiscrezione che voleva Bova al posto di Hill è stata rettificata in queste ore: il protagonista sarà sempre Terence, affiancato da un nuovo personaggio in abiti talari, interpretato da Raoul).
Sul profilo Instagram di Raoul Bova sono in effetti numerose le foto dei suoi soggiorni al lago, nella località in cui l’attore in alcune interviste sostiene essere nato il padre (morto nel 2018), tralasciando di aggiungere che la famiglia del genitore era di Roccella Jonica. Non solo. Lungi dallo sponsorizzare la Calabria, sui social Bova ha forse esaltato particolarmente bene le doti del lago del Salto: qui infatti, dividendo il cast con i campioni di nuoto Manuel Bortuzzi, Filippo Magnini e Massimiliano Rosolino, ha girato il docufilm “Ultima gara”, che andrà in onda a giugno su Canale 5.
Ma la sua passione per la terra laziale non si esaurisce qui, tanto che, per il suo feeling con il Terminillo e soprattutto Rieti, gli è stata attribuita la cittadinanza onoraria della città, anche considerato l’impegno a favore delle popolazioni terremotate in tanti eventi di raccolta fondi. A Rieti Bova ha una villa e lo scorso giugno aveva celebrato la fine del lockdown precipitandosi qui insieme a moglie e figliolette, per la gioia dei fan che lo hanno immortalato a passeggio in centro.
Bova non è nuovo a certe dimenticanze sul fronte delle sue radici calabresi. Al debutto della carriera cinematografica, nelle biografie ufficiali e con i grandi media l’attore spiattellava la propria nascita e residenza a Roma mai citando l’origine calabrese della famiglia paterna, se non sollecitato da interviste di matrice locale. Qui e solo qui, con giornali e tv regionali, l’ex nuotatore si profondeva in emotive dichiarazioni di legame indissolubile con la sua terra, che nel tempo gli hanno fruttato premi, invitate a festival e altri riconoscimenti – fino all’ingaggio per il costoso short film della Regione diretto da Muccino.
Non ha fatto di meglio la moglie Rocio Munoz Morales, scrittrice esordiente con il romanzo “Un posto tutto mio”, edito da Sonzogno. La storia, non proprio un esempio di originalità narrativa, è vagamente ispirata alla sua vita, poiché ne è protagonista una giovane donna spagnola che trova l’amore in Italia. Dovendo immaginare un luogo evocativo per raccontare misteri (nella trama c’è un momento di suspence legato a una masseria) e propiziare incontri amorosi, la bella Rocio ha scelto la Puglia. Insomma, né per lei né per il coniuge, quel fatale posto tutto loro si trova a queste latitudini. “Dove vuoi che ti porto?” Non in Calabria.
Isabella Marchiolo